Licenziamenti e lavoro: cosa cambia con il Jobs Act?

febbraio 29, 2016 No Comments »
Licenziamenti e lavoro: cosa cambia con il Jobs Act?

Da sempre un tema scottante in materia di occupazione e leggi è quello dei licenziamenti. La perdita del posto di lavoro è un fenomeno che nel tempo è divenuto sempre più frequente e fra le cause, naturalmente, la crisi economica dilagante e la derivante precarietà delle imprese.

Il licenziamento di un dipendente può avvenire per motivi disparati, ma dopo il recente ‘Jobs Act’ del governo Renzi – e la successiva modifica dell’articolo 18 – alcune cose sono cambiate sia per il lavoratore che per l’azienda. 

La trattativa sulla nuova riforma del Lavoro – Jobs Act – ha introdotto dei decreti che hanno avuto come risultato la modifica e l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per i nuovi assunti a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015 in poi, l’abolizione dei cocopro e dei mini cococo da giugno 2015 e riordino degli ammortizzatori sociali con la nuova CIG per imprese sotto i 5 dipendenti; NASPI per la disoccupazione e ASDI (assegno di ricollocazione).

Le novità sulla riforma dell’articolo 18



Quali sono le novità che introduce il ‘Jobs Act’ con la riforma dell’articolo 18? Tante e diverse, sicuramente. Ma in questo articolo vogliamo concentrarci su alcune di esse di grande interesse per i lavoratori che vogliano comprendere al meglio il vasto argomento del licenziamento dopo la riforma del 2015.

Gli argomenti affrontati in materia di licenziamenti riguardano per lo più i licenziamenti individuali e, nella fattispecie, si vengono a delineare i seguenti scenari. 

Qualora si verificasse il licenziamento economico, al lavoratore spetterebbe l’indennizzo, ma alcuna possibilità di reintegro nell’azienda.


Qualora si verificasse la condizione del licenziamento discriminatorio, il lavoratore avrebbe diritto ad essere reintegrato nell’azienda.


In caso di licenziamento disciplinare ingiustificato, al lavoratore spetta solo indennizzo crescente all’anzianità di servizio.

In seguito alla nuova riforma del lavoro introdotta dal Governo Renzi, in pratica, il lavoratore assunto con un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti può essere licenziato dall’azienda nei primi 3 anni di contratto senza motivo, fatta eccezione per la discriminazione razziale, fede religiosa, politica etc. Il lavoratore perde dunque la tutela dell’articolo 18, mantenendo quello ad ottenere un’indennità pagata dall’azienda pari ad una mensilità per ogni anno di servizio effettuato, che comprenda la tredicesima, le ferie, i permessi, il TFR e l’indennità di disoccupazione.

Come impugnare il licenziamento?

Abbiamo visto, per grandi linee, i punti salienti della riforma Jobs Act introdotta da Renzi.

Ora poniamo il caso che chi sta leggendo questo articolo sia un lettore che abbia perso il posto di lavoro e che voglia però procedere contro la sua azienda di Milano dove ha lavorato per oltre 15 anni. Come impugnare un eventuale licenziamento alla luce delle novità introdotte dal Jobs Act di Renzi?

Il primo consiglio è quello di farsi assistere da un consulente del lavoro Milano che sia quindi un professionista e conosca le leggi e ne sia aggiornato.

La procedura di licenziamento deve attenersi ad un iter strutturato che se non rispettato darà seguito alla condizione di impugnabilità della disposizione, offrendo almeno la possibilità al lavoratore di avere un’indennità o – in casi specifici – di essere reintegrato in azienda.

Una delle due condizioni post-licenziamento, quindi, pone in essere la possibilità che il lavoratore riceva, per diritto, ad una somma di denaro da parte del datore di lavoro affinché lasci l’impiego.

Se si intende procedere con l’impugnazione, essa deve avvenire in forma scritta e notificata al datore di lavoro, entro dei termini. Il termine per impugnare il provvedimento è di 60 giorni dalla comunicazione oppure dalla comunicazione dei motivi se essi non sono resi noti contestualmente alla notizia del licenziamento stesso.

Per impugnare un licenziamento è possibile utilizzare qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale (non dinnanzi ad un giudice), idoneo a far capire la volontà di procedere in questa direzione. La modalità più idonea è la raccomandata con avviso di ricevimento oppure la PEC.

Dopo aver provveduto alla comunicazione, ci si deve rivolgere al giudice entro 180 giorni dall’azione stragiudiziale per depositare il ricorso presso la cancelleria del tribunale.

Entro 40 giorni viene convocata la prima udienza.

Preventivamente il licenziamento deve essere discusso alla Direzione provinciale del Lavoro nel tentativo di risolvere la controversia con una conciliazione.
Il lavoratore dovrà chiedere la convocazione della Direzione almeno 60 giorni prima che sia depositato il ricorso al tribunale, ma se nei successivi 60 giorni non viene fissato l’incontro, si procede di fronte al Giudice.

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *